Il territorio lodigiano è una pianura alluvionale che, in superficie, appare uniforme, ma che nel sottosuolo conserva tracce dense e spesso invisibili di una lunga continuità insediativa, particolarmente evidente nell’area di Lodi Vecchio, l’antica Laus Pompeia. Le ricerche archeologiche hanno permesso di ricostruire passaggi significativi tra l’età del Bronzo e la prima età del Ferro, documentati da frammenti ceramici riconducibili a contesti funerari, talvolta interpretabili come cinerari, oltre a spilloni in bronzo decorati e frammenti di lame di spada, noti anche attraverso rinvenimenti ottocenteschi.
Per le fasi protostoriche più avanzate, il quadro si inserisce nella sfera culturale golasecchiana. La fase preromana e il successivo processo di romanizzazione risultano invece leggibili attraverso contesti funerari e materiali legati alla vita quotidiana e agli scambi commerciali, come ceramica a vernice nera di produzione centro-padana e di importazione, lucerne e olle d’impasto decorate, che testimoniano i contatti e le trasformazioni culturali del territorio.
Poiché questi livelli archeologici sono spesso sepolti sotto limi alluvionali e riporti successivi, nei contesti di cantiere assume un ruolo decisivo l’archeologia preventiva. Una corretta valutazione del rischio archeologico, affiancata da verifiche preliminari mirate consente di individuare tempestivamente le aree più sensibili e di ridurre gli imprevisti durante le fasi operative. È quanto emerge anche dalle scoperte storiche e dalle indagini più recenti condotte attorno a Lodi Vecchio: accanto a rinvenimenti di vecchia data, spesso privi di contesto, come cesoie, coltelli, una punta di lancia e un rasoio, le ricerche più aggiornate hanno riconosciuto elementi strutturali interpretabili come parti delle terme, dell’anfiteatro oltre a fossati e limiti di settore dell’abitato, intenzionalmente colmati e ricchi di materiali, fino alla scoperta della ricca necropoli longobarda di corte bassa i cui reperti sono attualmente conservati nel Museo che raccoglie le testimonianze dell'antica città di Laus Pompeia e del suo territorio dall'età celtica al Medioevo. Al di fuori della sede museale è possibile visitare anche l'annessa area archeologica, dove si conservano i resti della cattedrale di Santa Maria e là dove un tempo sorgeva anche l'antico foro romano.
Questo approccio consente di gestire i rinvenimenti in modo corretto e senza interruzioni non necessarie delle attività. Quando richiesto, lo scavo archeologico permette di approfondire i contesti più significativi, rendendoli compatibili con la prosecuzione delle opere e garantendo, allo stesso tempo, la tutela del patrimonio archeologico del Lodigiano.
CU.T. archeologia srl opera attivamente nella provincia di Lodi.